09 luglio 2006

(foto) Henri Cartier Bresson

Cartier Bresson

La mia passione non è mai stata per la fotografia "in sé", ma per la possibilità, dimentichi di sé, di registrare in una frazione di secondo l’emozione procurata dal soggetto e la bellezza formale, cioè una geometria svelata da quello che ci si offre. è un’operazione progressiva della testa, dell’occhio e del cuore per esprimere un problema, fissare un avvenimento o delle impressioni. Continuando a lavorare devi avere la sicurezza che non hai lasciato buchi, cha hai dato espressione a tutto, perché dopo sarà troppo tardi, e non sarà più possibile tornare indietro sull’avvenimento. Noi giochiamo con cose in continua sparizione e,una volta sparite, è impossibile farle rivivere, non si può ritoccare il soggetto. A noi non è consentito rifare il nostro reportage una volta tornati all’hotel. Siamo chiamati a sorprendere la realtà con quel quaderno di schizzi che è il nostro apparecchio fotografico. Mai fotoflash, per rispetto alla luce, anche quando non c’è, altrimenti un fotografo diventa insopportabilmente aggressivo. Il Soggetto, In fotografia la cosa più insignificante può diventare un grande soggetto, un trascurabile dettaglio umano divenire il motivo conduttore. L’importante è saper scegliere quel fatto capace di essere vero in rapporto alla sua realtà La Composizione, Fotografare significa per me riconoscere nella realtà un ritmo di superfici, di linee e di valori: l’occhio sceglie il soggetto e l’apparecchio deve solo fare il lavoro, che è d’imprimere le decisioni dell’occhio sulla pellicola. I Clienti, La macchina fotografica ci consente una sorta di cronaca visiva. Noi reporter fotografici forniamo informazione a un mondo che ha fretta, oberato di preoccupazioni, incline alla cacofonia, pieno di gente che ha bisogno di farsi compagnia con delle immagini. Una fotografia è per me riconoscere simultaneamente, in una frazione di secondo, da un lato il significato di un fatto e dall’altro l’organizzazione rigorosa delle forme che questo fatto esprimono. Così vivendo dentro e fuori, noi ci sentiamo, scoprendo il mondo, forgiati da lui, proprio mentre siamo in grado di agire su di lui. Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore. Per significare il mondo, occorre essere coinvolti nella scelta di quanto lasciamo fuori dall’inquadratura. E un atto che esige concentrazione, disciplina spirituale, sensibilità, comprensione della geometria. Fotografare vuol dire tenere nel più grande rispetto se stessi e il soggetto. Si fa pittura ogni volta che si prende una fotografia. Quel battere di ciglio che vale per la sua freschezza di impressione, esclude forse un’esperienza a lungo studiata ? Così l’istante può essere frutto di una lunga consuetudine oppure l’effetto di una sorpresa.